Marcha del Orgullo Buenos Aires novembre 2017
Marcha del Orgullo · Buenos Aires · Novembre 2017

La piazza
è un atto
politico

Un reportage dalla marcia più grande del Sud America: diritti LGBTQ+, riconoscimento del lavoro sessuale, libertà come resistenza.

«Stavo fotografando. Ma soprattutto stavo capendo cosa significhi reclamare dignità in una piazza — e quanto quella parola pesi diversamente per ciascuno di noi.»

Era novembre. Buenos Aires esplodeva di colori, di cartelli, di corpi che reclamavano spazio. La Marcha del Orgullo non è solo un pride: è un atto politico radicato nella memoria. Ogni novembre, migliaia di persone scendono in Avenida de Mayo per ricordare Nuestro Mundo — la prima organizzazione LGBTQ+ argentina, nata nel novembre del 1967 in piena dittatura militare. Una memoria che non è nostalgia, ma benzina.

Quell'anno, tra i cartelli più presenti ce n'era uno che mi ha fermato più degli altri: le sex worker chiedevano dignità, tutele, riconoscimento come lavoratrici. AMMAR — l'Asociación de Mujeres Meretrices de Argentina, nata nel 1995 dalla necessità concreta di difendersi dalla criminalizzazione e dalla violenza poliziesca — aveva costruito alleanze potenti: con sindacati, con comunità queer, con chiunque capisse che i diritti non si parcellizzano e che il lavoro sessuale è lavoro.

La loro proposta di legge, elaborata già dal 2013, era radicale nella sua semplicità: l'Argentina non considera il lavoro sessuale un'attività illegale, quindi lo stato deve riconoscere e proteggere chi lo esercita. Quella piazza diceva esattamente quello: che ogni corpo merita protezione, che ogni lavoratore merita diritti, che la dignità non dipende da cosa fai per vivere.

Argentina:
avanguardia e contraddizione

Quando ho fotografato questa marcia, l'Argentina era già un paese straordinariamente avanzato in materia di diritti LGBTQ+. Nel 2010 era stata la prima nazione latinoamericana a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nel 2012 aveva introdotto una legge sull'identità di genere che permetteva il cambio legale di sesso senza bisogno di operazioni chirurgiche né autorizzazione medica — una delle più progressive al mondo. Nel 2021 era arrivato il genere X sui documenti d'identità.

Eppure quella piazza diceva che il riconoscimento formale non basta. Che esistere nella legge non significa esistere nella vita. Le sex worker trans erano in prima fila: perché la discriminazione nel mercato del lavoro formale le spingeva verso il lavoro sessuale, e poi la criminalizzazione le rendeva invisibili anche lì. Un doppio invisibimento che nessuna legge aveva ancora spezzato.

2010 Prima nazione latinoamericana con matrimonio egualitario
2012 Legge identità di genere senza procedura medica
1967 Nuestro Mundo: prima organizzazione LGBTQ+ d'Argentina
1995 Fondazione AMMAR, sindacato delle sex worker

Il Sud America:
il paradosso dei diritti

Il continente è un paradosso vivente. Paesi come Argentina, Uruguay, Brasile, Colombia e Cile hanno adottato leggi tra le più avanzate al mondo — matrimonio egualitario, riconoscimento del genere, tutele antidiscriminazione. Città come Buenos Aires, Bogotá, Santiago e Montevideo sono tra le più LGBTQ+ friendly del pianeta.

Eppure lo stesso continente detiene il record mondiale di violenza contro le persone LGBTQ+. Le leggi avanzano più velocemente delle mentalità. E per le persone trans — specialmente le donne trans e le sex worker — il divario tra il diritto riconosciuto e la vita vissuta è ancora abissale.

Aggiornamento · 2024–2025

Cosa è successo dopo: la retromarcia di Milei

Da quando Javier Milei ha assunto la presidenza nell'dicembre 2023, l'Argentina ha vissuto una regressione documentata e accelerata. Il Ministero delle Donne, Generi e Diversità è stato eliminato. L'INADI — l'istituto nazionale contro la discriminazione, la xenofobia e il razzismo — è stato chiuso. I fondi per la prevenzione della violenza di genere sono stati tagliati.

Nel febbraio 2025, Milei ha modificato con decreto la Legge sull'Identità di Genere, vietando ai minori l'accesso alle cure di affermazione di genere — terapie ormonali e interventi. Due mesi dopo, nell'aprile 2025, una Corte Federale ha dichiarato il decreto incostituzionale, ripristinando l'accesso alle cure su tutto il territorio nazionale.

Nel primo semestre del 2025, l'Osservatorio Nazionale sui Crimini d'Odio LGBT+ ha documentato 102 crimini d'odio — un aumento del 70% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Le donne trans rappresentavano il 70,6% delle vittime complessive, e 8 dei 10 decessi documentati. La piazza del 2017 chiedeva avanzamento. La piazza del 2025 difende ciò che sembrava già conquistato.

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