Ronda della Carità di Verona — Unità di Strada

Reportage Sociale · Verona · 2026

Ronda della
Carità

«La povertà non toglie la dignità, la rivela.»

Il tempo di un pasto

È sera. Alla stazione di San Martino Buon Albergo, una delle quattro squadre della Ronda della Carità ha appena completato la sua tappa. Un uomo è seduto. Davanti a sé, il pasto che ha appena ricevuto. Intorno a lui, la città che scorre — ignara, indifferente, o forse semplicemente altrove.

Non c'è fretta in questa immagine. Non c'è urgenza caritatevole, né il gesto plateale di chi dona per essere visto. C'è solo un uomo che mangia, seduto, al riparo. Come chiunque di noi, ogni sera.

È in questa normalità conquistata che si nasconde il senso più profondo del lavoro della Ronda della Carità di Verona: non soltanto rispondere a un bisogno, ma farlo in un modo che restituisca alle persone ciò che la vita, a volte, toglie per primo — la dignità.

Perché aiutare non significa soltanto portare un pasto, un indumento, un riparo dalla notte. Significa guardare l'altro come si guarda chiunque meriti rispetto. Ogni sera, da trent'anni, quattro squadre attraversano Verona in silenzio. Non cercano visibilità. Cercano le persone che gli altri hanno smesso di cercare.

La fotografia non mostra un volto. Eppure racconta una persona. Ed è esattamente questo il punto.

Andrea Agatoni · Aprile 2026 · Verona

Trent'anni
in silenzio

La Ronda della Carità di Verona nasce nel 1995, ispirata dalla visione di Paolo Coccheri. Quello che era un piccolo gruppo di volontari pronti a uscire nella notte con pasta, tè e una coperta, è diventato oggi una realtà strutturata che non ha mai smesso di ascoltare il battito dei margini della città.

In trent'anni hanno imparato che la solidarietà non è un evento straordinario, ma una presenza costante — 365 giorni all'anno, fatta di volti che diventano familiari e di silenzi che si trasformano in fiducia.

rondadellacaritaverona.org →
30
anni di attività
85K+
cene all'anno
4
squadre ogni notte
365
giorni all'anno

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Il reportage non è solo documentazione. È uno strumento potente per dare voce a chi lavora nell'ombra e restituire dignità a chi viene dimenticato.

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